#5. Il piano B
Dove si racconta di come sono diventato un'attrazione locale e del potere dei media
Bentornati a questa puntata della newsletter Sul riabitare le terre alte, la seconda di questo complicato 2026 che peggiora di settimana in settimana. Non oso pensare a dove ci troveremo alla fine dell’anno.
Oggi vi racconto di come, senza fare quasi nulla, sono diventato un’attrazione locale, segnato sulle mappe e meta di pellegrinaggi. No va beh, esagero, solo di visite guidate.
Se ti sei perso la puntata precedente la trovi qui:
#4. ...Maometto va alla montagna
Bentornati a questa puntata della newsletter Sul riabitare le terre alte, la prima di questo complicato 2026 appena iniziato, e non nel migliore dei modi. Oggi ritorniamo in montagna, anzi ci arriviamo, finalmente con libri e bagagli.
Io sono Michele Bonelli, libraio in montagna. Abito in Val d’Ossola ma prima abitavo a Milano, da cui sono fuggito a gambe levate.
Ma entriamo insieme nel mio piano B.
Dopo aver riletto tutto prima della pubblicazione, mi accorgo che forse questa newsletter è leggermente autoriferita..ma l’ho fatto solo per rendere manifesto il potere della stampa e della comunicazione…
Captazio benevolentiae1 :
“Questa lettera di notizie, benché scritta da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia. La quale, se non vi dispiacerà affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.”
(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, 1840-1841 ca.).
Il piano B, da non confondersi col lato B,



indica un piano alternativo o di riserva, attivato quando il piano principale (piano A) non funziona come previsto, ad esempio per imprevisti nel lavoro, negli eventi o nella vita personale.
Il detto deriva dal contesto musicale dei dischi in vinile, dove il “lato B” era il brano secondario rispetto al “lato A” principale, estendendosi metaforicamente a strategie di backup da applicare alla vita.
Ma chi ha detto che il lato B sia una riserva?
Lo sapete per esempio che Fabrizio De André nel 1964 sul lato A cantava “Valzer per un amore”, e sul lato B “Canzone di Marinella”? Voi quale vi ricordate di più?
E i Pooh, nel ‘68!!!: Lato A “In silenzio”, lato B “Piccola Katy”; non c’e storia.
Se provate a sentire su radio Capital Bside, Alessio Bertallot ve lo farà capire molto bene.
Spesso il piano B viene elaborato in un periodo in cui la comfort zone è in pericolo, e quindi i sensi sono tutti attivati e ben ricettivi a cogliere ogni alito di vento.
Si ha anche più esperienza, e l’esperienza deriva esattamente dall’elaborazione degli errori.
Un imprenditore che non è mai fallito è molto dubbio, ma c’è anche chi non impara mai, anzi impara così bene che frega tutti; leggete in nota un articolo sui fallimenti di Trump, scritto dallo studio legale Frego & Associati.2 (Giuro che è tutto vero)
Ma torniamo a noi; ero preso dai lavori di ristrutturazione della baita e dell’attiguo B&B, quando ho letto su Repubblica un articolo di una serie a firma Valeria Teodonio, che si intitolava proprio Il Piano B.
Sinceramente non ricordo l’avventura che raccontava, però mi ci sono trovato è mi si è accesa una lampadina: e se le raccontassi di me?
Non avevo nessun fine, era solo un pensiero a cui andavo dietro.
Detto e fatto, cerco Valeria Teodonio su Facebook, le chiedo amicizia, che lei mi concede, le accenno brevemente a quello che stavo facendo, proponendomi spudoratamente.
Valeria accetta subito, e dopo un tira e molla di mail, appuntamenti ed altre schermaglie, vengo intervistato per la prima volta nella mia vita.
E questo è il risultato.
Vi cito solo il bellissimo incipt, se volete leggere tutto il testo lo trovate in nota3 oppure potete leggere libro4
Il cielo è una coperta ghiacciata. C’è un profumo freddo, che preannuncia un’altra notte gelida. La neve appena caduta scricchiola a ogni passo. Sullo sfondo il panorama al tramonto toglie il fiato: l’ultimo spicchio di sole sporca di rosa le cime bianche. “Ho scoperto finalmente qual è la mia vera strada”, dice Michele, col fiatone, senza smettere di camminare. “Ora sono un uomo completamente diverso. E sono felice”. La sua storia sembra scritta per diventare la sceneggiatura di un film.
E in effetti da qui in avanti parte un film.
Sia nel senso che la notizia comincia a circolare sulla stampa e sui social con degli effetti imprevisti, sia che il secondo mio appuntamento con la notorietà si presenta con un video, in questo modo:
Era gennaio, nella notte aveva nevicato, alberi imbiancati, sole e silenzio; stavo ammirando il panorama quando vedo dalla finestra due persone che arrivano con le ciaspole; le lascio avvicinare e poi, come faccio sempre con chi passa vicino alla baita, esco sul balcone, li saluto e chiedo se vogliono un caffè o un bianchino.
Si presenta Lidia Erigoni, infermiera all’ospedale di Verbania, e insieme con Maurizio sorprendentemente mi dice che sono venuti apposta per conoscermi, avendo letto di me sul giornale.
In casa, tolta la neve dagli scarponi, davanti alla stufa accesa, con la tazzina del caffè in mano, Lidia mi racconta della sua passione per la frequentazione e divulgazione dei sentieri Ossolani e delle persone che abitano il territorio e dei sui seguitissimi canali “Alla prossima” su YouTube, Instagram e Facebook.
E questo è il video che ha girato quel giorno. (international version, su YouTube c’è anche in italiano, io arrivo al minuto 9.30)
Comincio a capire che la comunicazione è un mondo del tutto autoreferenziale, che le notizie girano come il vento e sui social diventano virali nei modi che più o meno conosciamo.
Ma nei canali mainstream di giornali, radio e TV, le redazioni cercano tutte nello stesso calderone delle notizie quello che a loro interessa e lo cucinano secondo le ricette di casa.
E si fanno i dispetti a vicenda: mi spiace ma se sei andato in video su Canale 5 a Rai Uno non possiamo metterti in onda, mi sono sentito dire da una stizzita redattrice.
Ho risposto a richieste di interviste da radio nazionali, e forse qualcuno mi ha ascoltato nei I miracolati di Radio Capitol, o sulla prestigiosissima trasmissione di libri Fahrenheit su Rai Radio 3 e se non ricordo male anche su Radio DJ.
Poi si sono fatti vivi i quotidiani, La Stampa di Torino e, incredibilmente l’Independent di Londra, che ha decisamente equivocato sul mio salario nel titolo.
Per quanto riguarda le ospitate in tv ho ricevuto in baita una troupe di tre persone superequipaggiate con telecamere e ponte radio, per andare in onda 3 minuti nella trasmissione Mattino 5, intervistato dalla giuliva Caterina Balivo, che chiaramente mi ha chiesto cose banalissime, come da mood del programma.
Ecco, quella volta mi sono un pò vergognato.
Ben altro spessore culturale e umano ho trovato nella sede rai di Napoli, dove ho partecipato come libraio suggeritore di libri da leggere alla trasmissione Dilemmi, di Gianrico Carofiglio; mi hanno trattato molto bene, pagato viaggio e trasferta e ne ho approfittato per farmi un giro a Napoli, a Spaccanapoli e dintorni, dove mancavo da tempo.
Ma purtroppo, o per fortuna per voi, non trovo più la registrazione.
L’ultima visita che ho ricevuto da parte di una troupe è di autunno 2025, quando la TSI, Tv della svizzera italiano, mi ha onorato di un servizio per la sua trasmissione Nero su Bianco.
Fra una redazione di programmi mainstream e un’altra mi hanno chiamato anche redattori di stampa e Tv locali, canali YouTube, RayPlay, riviste online e anche un podcaster.
E tutto ciò ha fatto in modo che quando vado a Domodossola a fare la spesa la cassiera mi dice ma sai che assomigli a uno che ha la libreria in montagna, o che tanta gente da tanti posti diversi passi a visitare e scegliere libri da comprare o leggere, che fungo anche da biblioteca.
Che le scuole della valle vengano tutti gli anni a fare la gita di classe, con merenda sul prato, o che i due progetti di Book Club, reading collettivi in varie forme, che animo in valle siano molto apprezzati.
Che gli accompagnatori di media montagna portino le comitive in visita, e che anche le proverbiali capre che brucano in alpeggio siano più colte per osmosi culturale, alla faccia del più antipatico critico d’arte d’Italia.
Sono diventato un’attrazione locale!!!
Quasi tutti mi chiedono se è stato un salto traumatico dal casino di Milano alla quiete di Trasquera, e a tutti rispondo che secondo me ci vuole più coraggio a stare in un posto che non ti appartiene più solamente perchè non vuoi staccarti dalla tua storia e dalle tue abitudini che a teletrasportarti in un luogo del cuore.
Percepisco sempre un pò di sana invidia, ammirazione e simpatia.
Oh, sò soddisfazioni.
P.S. Forse sta accadendo lo stesso qui nelle bolla virtuosa di Substack: sto preparando un’ospitata nella stanza degli ospiti di Controra, invitato da Stefania Pecere. Che bello.
Ma ne approfitto, chiudo con un’altra captazio che mi sento un pò in colpa, per spiegare perchè scrivo qui su Substack.
Io non ho mai scritto in vita mia, non nel senso che non so scrivere, ma esclusi temi, riassunti, progetti e lettere d’amore molte delle quali sicuramente cestinate, non ho mai avuto la fregola di espormi.
Principalmente perchè non mi sembra di aver nulla di importante da dire.
Ma un paio di mesi fa, partecipando per la prima volta ad una delle bellissime sessioni online di Filosofia di gruppo di Tlon, Mauro Colamedici, in una pausa, ha dato un benvenuto a tutti i nuovi partecipanti più o meno così: “ ….e vedo che questa sera c’è fra noi anche Michele Bonelli, a cui dò la parola per sentire se è quel Michele Bonelli di cui si legge molto per un suo progetto”
Io ci sono rimasto di stucco, ho balbettato due parole di ringraziamento e morta lì.
Un paio di partecipanti al gruppo hanno rincarato la dose , dicendo che bello, anche noi abbiamo letto di te, forse uno era anche venuto fisicamente a trovarmi in libreria.
Ecco mi sono detto se anche in un consesso così INTELLETTUALE le persone mi conoscono, allora magari a qualcuno interessa sapere chi sono e cosa faccio.
In sintesi, se avete avuto la pazienza di leggere fino qui, è tutta colpa di Andrea Colamedici, l’ipnocate.
Adesso è il momento dei consigli per gli acquisti.
Ricordo a tutti i generosi mecenati che mi leggono, che per le donazioni
superiori a 1.000 € è disponibile il modulo fiscale per scaricare la donazione dalla vostra dichiarazione dei redditi.
Oppure, molto più modestamente, potete offrirmi un cappuccino, sempre su Ko-fi o cercare sul sito di Tomi di Carta qualche bel libro fuori catalogo, oppure chiedermi di cercarlo per voi se non lo trovate.
Di solito li trovo e li spedisco.
Last but not least condivido il comodino dei libri da leggere; come vedete è un Febbraio mattonato.
Alla prossima.
Captatio benevolentiae, dal verbo capio (”afferrare”, “catturare”, “cercare di prendere, di ottenere”) e benevolentia (”benevolenza“) in caso genitivo, è un’espressione latina che, tradotta letteralmente, significa accattivarsi la simpatia. Talvolta l’espressione è usata nella forma ad captandam benevolentiam.
L’espressione è usata per indicare l’atteggiamento di chi con belle parole, raggiri, blandizie, cerca di guadagnarsi un atteggiamento benevolo o condiscendente da parte di determinate persone. Nell’antichità era praticata dagli oratori romani, con Marco Tullio Cicerone che la considerava uno dei pilastri dell’ars oratoria.[1] Notoriamente, sono presenti episodi di captatio benevolentiae anche nella letteratura di Omero, con esempi sia nell’Iliade (quando Priamo si umilia di fronte ad Achille per farsi restituire il corpo del figlio Ettore), che nell’Odissea (quando Ulisse supplica Nausicaa con parole dolci e lusinghiere di vestirlo e mostrargli la città). Viene utilizzata anche da Dante Alighieri nell’Inferno (II, 58), seguendo lo schema retorico classico, per conquistare la benevolenza dell’interlocutore.[2]
In retorica, con questa espressione si intende una tecnica che, generalmente nella parte iniziale di un componimento, serve a disporre favorevolmente l’attenzione di chi ascolta o legge. In tal senso, la figura retorica venne adottata nella letteratura cavalleresca, ed era indirizzata al lettore affinché egli considerasse l’opera favorevolmente.
Piano B, la storia di Michele: “Si può cambiare vita a qualunque età. Io ho fatto qualcosa che nemmeno sognavo”
di Valeria Teodonio
Ogni settimana Repubblica racconta la storia di qualcuno che ha deciso di mollare tutto. E ci è riuscito. Ecco la dodicesima puntata della serie
13 Dicembre 2023 alle 00:013 minuti di lettura
Il cielo è una coperta ghiacciata. C’è un profumo freddo, che preannuncia un’altra notte gelida. La neve appena caduta scricchiola a ogni passo. Sullo sfondo il panorama al tramonto toglie il fiato: l’ultimo spicchio di sole sporca di rosa le cime bianche. “Ho scoperto finalmente qual è la mia vera strada”, dice Michele, col fiatone, senza smettere di camminare. “Ora sono un uomo completamente diverso. E sono felice”. La sua storia sembra scritta per diventare la sceneggiatura di un film.
Siamo in Val d’Ossola, a 1310 metri di altitudine. Ora Michele Bonelli è arrivato davanti a una baita: da un anno è diventata la sua casa. Al primo piano c’è l’appartamento, ma al piano terra, dove un tempo c’era la stalla, si nasconde un insospettabile tesoro: 15mila libri. Michele, 68 anni, ha lasciato Milano e si è trasferito qui, da solo, insieme alla sua collezione di volumi: la sua casa-rifugio è diventata una biblioteca-libreria. E diventerà - annuncia - la libreria indipendente più alta d’Italia: offrirà testi di ogni genere e aprirà al pubblico a gennaio (più in alto c’è solo il punto vendita Feltrinelli di Punta Helbronner, sul Monte Bianco, a 3.466 metri, che offre in tutto 500 volumi, soprattutto specializzati sulla montagna)
La storia da film di Michele si svolge a Milano, e negli anni ’80 va a gonfie vele: “Vivevo in quella che è passata alla storia come la Milano da bere, lavoravo tantissimo e bene. Ho fatto prima il montatore, poi il producer e il regista per le pubblicità. In seguito ho organizzato anche eventi e convention. Ma un giorno, quasi all’improvviso, ho realizzato che non ne potevo più: avevo la nausea di quel mondo, dei clienti, delle loro assurde richieste e delle riunioni infinite e vuote. Poi è arrivata anche la crisi. Insomma, non ero più felice, e ho capito che la mia vita nella pubblicità era finita: dovevo assolutamente trovare un Piano B”.
Così molla tutto e negli anni successivi fa diversi lavori: prima impiegato in un call center, poi il tecnico per i campionamenti dell’acqua, e in seguito anche il manager per una televisione privata locale. Poi si separa da sua moglie e arrivano momenti difficili. Si trova senza casa, e va a vivere in una comunità
Dopo quattro anni decide che non è vita, e torna a bussare alla sua famiglia: viene accolto, ma la convivenza da separati in casa non è sostenibile. In seguito alla causa di separazione ottiene l’appartamento, con il benestare della moglie. Si rimette allora a caccia della sua strada verso il Piano B. Poi, in seguito anche alle costrizioni alla pandemia, arriva l’illuminazione.
“Avevo moltissimi libri, sono sempre stato un lettore vorace. E ho pensato di venderli su Ebay. Ho iniziato a pubblicare annunci in cui dicevo che avrei ritirato gratuitamente tutti i libri di chi voleva liberarsene. E li rivendevo online. Il commercio è andato così bene che ho aperto un sito in cui oggi c’è tutto il catalogo delle 40mila opere in vendita, nuove e usate: tomidicarta.it. Vendo in tutto il mondo: in Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea, Nuova Zelanda”.
Quando nasce Tomi di carta tutti i libri che Michele compra e poi rivende sono stipati in un magazzino alla periferia di Milano. Ma Michele non sopporta più la sua città. Troppo caos, pochi rapporti umani. “Ho sempre amato la montagna e lo scialpinismo. Mi sono domandato: perché tenere i miei libri in un posto che non mi piace? Così ho deciso: mi sarei trasferito. Ho parlato con i miei figli, che ormai erano grandi. Ho venduto casa, ho dato ai ragazzi la loro parte e io ho comprato la baita. Ora vendo i libri da qui. Non sono diventato ricco, ma me la cavo bene”.
Oggi vive in alta quota da solo, fatta eccezione per Ross, la gallina domestica (“mi segue come un cagnolino”), altre cinque galline e due gatti. I suoi vicini di casa sono due pastori. Ma l’inverno tornano a valle per portare le capre nelle stalle, e Michele diventa l’unico abitante dell’alpeggio. A cinque minuti di macchina, però, c’è il paese, Trasquera, 182 abitanti e una locanda accogliente, dove Michele passa spesso qualche ora con i residenti del posto.
“Sembra incredibile - racconta - ma ho delle amicizie più vere qui che a Milano. Ho conosciuto artigiani, pastori, agricoltori, allevatori, persone belle, con cui parlo di tutto. I ritmi sono lenti, la fretta non esiste”. Nella sua città torna comunque una volta a settimana, va a trovare i figli e fa volontariato. “Da anni faccio parte di una associazione, Itaca Onlus, che si occupa di disagio mentale, faccio il facilitatore durante le sedute di gruppo”. Ma la sua casa, adesso, è in montagna. “Perché - sorride - il Piano B può arrivare anche nella parte più matura della nostra vita. E quando, da quassù, guardo il tramonto, sono certo di essere davanti a un nuovo, incredibile, inizio”.









Insomma è arrivato tutto (giornali, radio ecc) non solo perché hai fatto una gran figata, ma anche perché hai avuto il coraggio di proporti per raccontarla! Bravo!
spoiler!